Re: Anglomania, il caso italiano (Altro)

Inviato da Andrea Coghi, venerdì, febbraio 13, 2004, 19:44 (5784 giorni fa) @ Philippa Maurer-Stroh

Cara Philippa, prima di tutto i miei complimenti per il tuo italiano, molto molto buono anche se deliziosamente imperfetto (pochi gli errori, davvero!). Sono un giovane insegnante italiano di inglese ed italiano per stranieri, al momento in Messico per una esperienza presso un piccolo istituto culturale italiano (Dante Alighieri di Tlaxcala). Posso (tempo permettendo) aiutarti molto, perchè l'interferenza dell'inglese nell'italiano, ed il paragone con altre lingue (in particolare lo spagnolo, che conosco bene), è sempre stato materia di una mia grande curiositá. Ti invito a scrivermi quando vorrai (Andrea_ludovicoc@hotmail.com). Per ora rispondo solo all'ultima tua domanda: piú o meno, perchè in Italia esiste l'Accademia della Crusca (sedi principali a Firenze e Roma), ma questa non "regolamenta" con la forza di simili istituti francesi e tedeschi (e spagnoli, come la Real Academia). È piuttosto un istituto che raccoglie tutti gli usi nuovi e determina quelli che sono piú o meno accettabili. Tuttavia per il suo forte lato conservatore è poco considerata e spesso l'Italia cade in una forma di anarchia in cui (qualche esempio) la parola week-end è di uso molto comune ma solo gli anglofoni sanno scriverla correttamente, e la parola Computer è perfettamente accettata, anche nella sua pronuncia inglese, malgrado questa stravolga le regole fonetiche dell'italiano. C'è poi il lunghissimo caso di abusi che io chiamo "alla milanese" in cui per affascinare con la propria internazionalitá molti uomini d'affari si fanno chiamare Businessman, pagano in Cash (e non in contanti), e capitano in Misunderstood (e non in malintesi)... Spero tu sia interessata alla mia proposta di collaborazione. Auguri per i tuoi studi e a presto A C


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