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Inviato da matiroska, mercoledì, maggio 12, 2010, 17:25 (5132 giorni fa)

Penuria di insegnanti minaccia la Svizzera

Didascalia: Un terzo degli insegnanti svizzeri andrà in pensione nei prossimi cinque-dieci anni. In molte regioni, si lamenta la mancanza di nuove leve. (swissinfo)Altri sviluppi
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Gli insegnanti svizzeri trascorrono molte più ore di fronte alla classe rispetto ai colleghi europei. La mancanza di docenti preoccupa e impone delle contromisure. Considerazioni dal Rapporto sul sistema educativo svizzero 2010.


La Svizzera è il solo Paese dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che forma gli insegnanti in soli tre anni, invece dei quattro degli altri Stati. È inoltre il Paese dove i docenti hanno un orario settimanale che varia fra le 28 e le 32 lezioni, quando lo standard europeo è di 20-24 ore.

Sono confronti che i maestri elvetici conoscono molto bene e che fanno notare con fermezza alle autorità politiche. La figura dell’insegnante ha infatti da tempo perso il suo fascino e sono sempre meno i giovani docenti. Così, vari cantoni svizzeri sono corsi ai ripari trovando delle soluzioni di ripiego e impiegando persone senza una formazione pedagogica specifica.

«La penuria colpisce in maniera particolare le classi più difficili da gestire, gli adolescenti del livello secondario I (dal settimo al nono anno si scuola), e le materie scientifiche – spiega Anton Strittmatter, responsabile del centro studi pedagogici dell’Associazione mantello degli insegnanti svizzeri (LCH) – e il fatto che un numero sempre minore di maschi scelga questa professione non fa che aggravare la situazione».

Secondo il Rapporto sul sistema educativo svizzero 2010, presentato ad inizio febbraio, i docenti senza le qualifiche richieste per insegnare nel loro specifico livello variano fra meno dell’un percento nel canton Giura e circa il 16 percento nel canton Lucerna.

Un terzo andrà presto in pensione
«Nei prossimi cinque-dieci anni, un terzo degli insegnanti svizzeri andrà in pensione. Ma questo problema non tocca tutte le regioni nella stessa misura: maggiormente colpita sarà la parte germanofona della Svizzera», precisa Georges Pasquier, presidente del Sindacato degli insegnanti romandi (SER).

Le ragioni di queste differenze sono diverse. La richiesta di insegnanti è infatti dettata da numerosi fattori fra cui l’introduzione di nuovi corsi, la riduzione del numero di allievi per classe o la diversa situazione del mercato del lavoro. Non va inoltre dimenticata l’evoluzione demografica, diversa da regione a regione e da città a città.

Beat Zemp, presidente dell’LCH, è preoccupato. Malgrado abbia notato alcuni sviluppi positivi nel corso dell’ultima assemblea della Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) ha l’impressione comunque che «certi responsabili cantonali non abbiano ancora afferrato la gravità della situazione».

Nuova formazione
Critica che Heinz Rhyn, responsabile della coordinazione per lo sviluppo della qualità in seno al CDPE, rimanda al mittente: «Prendiamo sul serio il problema e la penuria di insegnanti, soprattutto nel livello secondario I, desta grande preoccupazione anche fra i direttori cantonali».

L’istruzione è una prerogativa dei singoli cantoni e i problemi variano da regione a regione e la CDPE non può intervenire con campagne nazionali di reclutamento.

«Le nostre competenze – spiega Hans Rhyn – ci permettono però di elaborare una normativa affinché un maestro di scuola elementare possa insegnare nel livello secondario I».

L’Alta scuola pedagogica di Zurigo sta già intraprendendo i passi necessari perché ciò sia possibile, idea che dovrebbe essere attuata anche altrove, sostiene il CDPE.

Modello da reinventare
Secondo Anton Strittmatter, si devono operare delle riforme ancora più radicali e profonde per accrescere l’attrattiva della professione di insegnante. «I salari non sono più concorrenziali per dei giovani che fanno delle scelte seguendo anche dei criteri economici».

D’altra parte, anche la formazione viene considerata non all’altezza delle attese. «È deplorevole – afferma Georges Pasquier – ma la CDPE non vuole offrire una formazione più lunga degli attuali tre anni». Soltanto il canton Ginevra, per ora, forma gli insegnanti di scuola secondaria in quattro anni.

«Da tempo, chiediamo, inoltre, l’introduzione di una formazione a livello di master nelle Alte scuole pedagogiche, scuole che dovrebbero diventare dei veri e propri istituti di formazione terziaria. In Finlandia, Paese che consegue da sempre risultati eccellenti negli studi Pisa, tutti gli insegnanti, anche quelli di scuola dell’infanzia, devono ottenere un master».

«Credo soprattutto – conclude il presidente del Sindacato degli insegnanti di lingua francese – che stiamo mettendo delle pezze al modello di base, quello del 19esimo secolo che prevedeva un insegnante per una classe. Questo modello intendeva creare un’élite. Il sistema resta selettivo, ma dovremmo fare in modo che i bambini non rimangano per strada…».

Ariane Gigon, Zurigo, swissinfo.ch
(traduzione e adattamento dal francese, Luca Beti)


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